Colombia: repressoine durissima nel Cauca

16/10/2008 Giuseppe de Marzo/ A Sud
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“Ci stanno massacrando”. Queste le drammatiche parole di Luisi Evelis Andrade, “Consejero Mayor” dell’autorità indigena nazionale colombiana, ONIC.
Negli ultimi dieci giorni a seguito delle mobilitazioni convocate dal movimento indigeno per ricordare il 12 ottobre, data in cui si commemorano 516 di resistenza per i popoli originari, e per lanciare la Mobilitazione Nazionale per la resistenza indigena e popolare, sono già 21 i morti. Mobilitazioni in tutto il paese, dalla Guajira, al Chocò, dal Tolima, al Huila, passando per Casanare, Meta, Boyacà, Caldas, Risaralda e Norte de Santander. Ma dove più si sta concentrando in queste ora la scure della repressione di Stato è nei territori del Cauca, terra da sempre ribelle e con una lunga tradizione di mobilitazioni indigene, dove la strada Panamericana, che comunica la Colombia con l’Ecuador, è stata tagliata in due dai manifestanti.
È dal CRIC, Consejo Regional Indigena del Cauca, che arrivano le denuncie più preoccupanti. Ieri quindicimila persone erano circondate dall’esercito e dai battaglioni di forze speciali. Nell’arcinoto tentativo di criminalizzare le mobilitazioni sociali, il generale della polizia Orlando Paez Varòn ha dichiarato che la protesta indigena è infiltrata dalle Farc e quindi da reprimere con il massimo rigore. Ieri la repressione si è accanita a La Maria Piendamò ed il CRIC denuncia l’uccisione a colpi di machete un indigeno, 38 risultano feriti, 18 dei quali con arma da fuoco.
Nei due giorni precedenti il saldo era stato di 3 morti ed un bambino di sette mesi è stato ucciso a Risaralda.
I media colombiani dipingono il movimento del Cauca come alleato delle Farc per legittimarne il massacro ma le proteste sono legate alle rivendicazioni con cui i gruppi indigeni stanno assillando il presidente Uribe sin dal 2004. “Noi non siamo armati e la forza pubblica ci attacca come se fossimo terroristi. Resisteremo. Chidiamo alla comunità nazionale ed internazionale di appoggiarci”, dice Feliciano Valencia, uno dei principali leader indigeni.
Gli obiettivi per cui sono mobilitati il movimento indigeno e gli altri movimenti sociali sono molteplici.
1) La questione dei trattati di libero commercio già negoziati dalla Colombia con gli USA e la UE, che si tradurranno in ulteriore impoverimento e distruzione dell’ambiente;
2) le riforme costituzionali imposte da Uribe con il voto di un parlamento per un terzo inquisito o in carcere per lo scandalo della parapolitica, che stanno smontando qualsiasi garanzia di diritto e consegnano il paese alle multinazionali ed al capitale finanziario;
3) la politica di repressione imposta con il Plan Colombia e con la Sicurezza democratica che produce sfollamenti, morti e violazioni dei diritti umani;
4) il rispetto ed il compimento di norme ed accordi internazionali che vengono costantemente violati dal governo;
5) la costruzione di una agenda dei popoli per arrivare a convocare un Congresso Nazionale dei popoli che sia capace di rispondere alla crisi istituzionale in corso. Proposte concrete fondate sulle costanti violazioni che il movimento indigeno subisce da decenni. Per aver un’idea, solo dal 2002 al 2006 ci sono stati 1226 indigeni assassinati, 300 spariti e 1660 incarcerati.
Da oggi sino al 19 ottobre le mobilitazioni indigene confluiranno nelle mobilitazioni nazionali indette dal COMOSOC, la coalizione dei movimenti sociali colombiani che raggruppa non solo la ONIC ma anche il movimento delle donne, degli afrcolombiani, dei cristiani per la pace e diversi sindacati nazionali tra gli altri. “Per il diritto alla parola” questo è l’obiettivo di tre giorni di mobilitazioni che hanno come obiettivo dare visibilità a quanto avviene in Colombia sul fronte dei diritti umani. A Bogotà ci sarà una grande assemblea con i delegati di tutti i movimenti e piazze tematiche e sit-in per ricordare le vittime dei crimini di stato.
Molte altre iniziative saranno legate alla sovranità alimentare, in relazione alla giornata mondiale dell’alimentazione che si celebra proprio il 16 ottobre. “Promuovere una proposta di pace sociale ed economica rivolta a tutto il paese, recuperando innanzitutto il diritto alla parola e chiedendone il rispetto”. (www.asud.net)

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