Bolivia con il fiato sospeso

07/08/2008 Andrea Lorini, Ass. Yaku
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Sucre, 07/08/08: Il 183° anniversario della nazione boliviana è stato festeggiato a Sucre senza il suo Presidente e senza nessun parlamentare o rappresentante del partito di governo.
Ieri, 6 agosto, Evo Morales ha scelto di rimanere a La Paz per evitare probabili tensioni che la sua presenza durante i festeggiamenti avrebbe potuto scatenare. Ciò che si trova ad affrontare Evo è senza dubbio il momento più difficile della sua storia di governo: di fatto, in quest’ultima settimana, solo due dei nove dipartimenti hanno potuto ospitare il presidente, gli altri sono stati ritenuti troppo rischiosi per la sua stessa incolumità.
Alle 22:40 di questo martedì a Trinidad, sicari aderenti all’ultradestra hanno tentato di assassinare Juan Ramón Quintana, ministro del governo, sparando contro l’auto che lo portava e distruggendone i finestrini.
Mancano ormai pochi giorni al referendum revocatorio che deciderà domenica 10 agosto il futuro del presidente, del vicepresidente Alvaro Garcia Linera e dei prefetti dei nove dipartimenti boliviani.
Alla vigilia di un giorno così determinante, la Bolivia appare come un calderone in ebollizione in attesa di scoppiare ancora una volta. I giorni appena trascorsi hanno prodotto scontri, feriti e morti. I protagonisti dei conflitti si schierano sia da sinistra che da destra contro il governo di Evo. Cochabamba, Oruro, Sucre, Tarija e Santa Cruz le regioni coinvolte.
Questo martedì a Caihuasi, nel dipartimento di Oruro, sono morte due persone, due minatori, due ragazzi, uno di 22 e uno di 25 anni, uccisi probabilmente da proiettili di arma da fuoco esplosi dalle forze dell’ordine, che erano intervenute per disperdere i manifestanti e per rimuovere i blocchi stradali sulla strada principale Oruro-Cochabamba.
I minatori aderenti alla Cob [Central obrera boliviana], il più grande sindacato della Bolivia, mantengono tuttora i bloqueos e non sembrano intenzionati a diminuire la portata della protesta. Esigono che il governo di Morales approvi la riforma delle pensioni solidali e rifiuti il modello vigente basato sulla capitalizzazione individuale. Come più volte riportato da alcune firme dei principali giornali del paese, l’attuale e importante mobilitazione operaia, che articola minatori, lavoratori del settore sanitario e maestri in uno scontro contro il governo, mette in luce uno dei punti deboli del proceso de cambio portato avanti dal Mas: «Secondo i sindacalisti, l’esecutivo propone di consolidare il modello di pensioni neoliberale attraverso un sistema ‘misto’ sostenuto principalmente dai contributi individuali dei lavoratori».
I manifestanti hanno incendiato un autobus civile e colpito con attacchi dinamitardi un camion e un ponte. Attualmente detengono sotto sequestro un sergente della Polizia e hanno dichiarato di rilasciarlo solo in cambio della scarcerazione di alcuni minatori detenuti in seguito agli scontri.
I due morti di martedì portano a 28 le vittime cadute complessivamente nell’arco dei due anni e mezzo del mandato del governo di Morales.
Nella giornata di ieri a Sucre è stata forte la contestazione da parte della Cod [Central obrera departamental] che ha accusato direttamente il governo della responsabilità dei due morti e si esprime, d’accordo con la Centrale nazionale, per il No a Morales nel referendum revocatorio.
Il vicepresidente Alvaro Garcia Linera afferma che la Cob si è convertita nell’ «ariete della destra antidemocratica» e accusa direttamente Jaime Solares, dirigente della Cod di Oruro, di essere il diretto responsabile degli scontri e delle due vittime, accusandolo inoltre di collusione con i partiti di destra. Intanto Solares, per salvaguardare la propria incolumità, si è dato alla clandestinità.
Così come ieri a Sucre, capitale costituzionale del paese, anche martedì a Tarija Morales è stato costretto a cancellare il suo arrivo a causa dei tumulti scoppiati nella capitale chapaca. Il presidente boliviano insieme alla presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner e del Venezuela Hugo Chávez avrebbero dovuto firmare alcuni progetti d’integrazione energetica nella comunità di Portillo, a 10 kilometri dalla città di Tarija.
Le proteste dei civicos, gruppi di destra, nel recente passato più volte protagonisti di violenze razziste contro gli indigeni, hanno però impedito che l’incontro si tenesse: hanno tentato di occupare l’aeroporto della città scontrandosi ripetutamente con le forze dell’ordine e occupato l’hotel dove avrebbero dovuto alloggiare i venezuelani del gruppo di Chavez.
A Cochabamba, sempre nella giornata di martedì, anche qui per la legge sulle pensioni, maestri rurali e urbani hanno bloccato per alcune ore le strade principali della città e la strada statale verso Oruro. Migliaia tra padri e madri di famiglia simpatizzanti del governo del Mas, armati di pali e pietre, hanno marciato verso i punti dove si trovavano i blocchi stradali, disposti a scontrarsi con i maestri che sono stati costretti ad indietreggiare.
A Santa Cruz il prefetto Ruben Costas e il presidente del Comitato Civico Branko Marinkovic, nel Beni il prefetto Ernesto Suárez, e gruppi aderenti ai partiti di destra in tutto l’Oriente boliviano contestano il governo con piquetes e scioperi della fame perché venga restituita ai ricchi dipartimenti secessionisti la Tassa diretta sugli idrocarburi [Idh–Impuesto directo a los hidrocarburos], confiscata dallo stato centrale con la legge Renta dignidad.
Davanti a questo panorama di scontri e violenze, il governo di Morales, dalla sicura La Paz, invita a guardare con serenità al referendum del prossimo 10 agosto e a rispettare il voto popolare che uscirà dalle urne. La consapevolezza di una molto probabile riconferma di Evo sposta l’attenzione sul fatto che coloro che dovrebbero temere di più il referendum revocatorio sono quegli stessi prefetti che da lunghi mesi e con strategie di destabilizzazione portano avanti la bandiera dell’autonomia, ma che nell’arco di due anni non sono riusciti mai a raggiungere la base elettorale del Mas. Almeno fino ad adesso.