Città del Messico, 08/11/2008: Si schianta il jet di Juan Camilo Mouriño, a una settimana dalla consegna dei documenti riferiti agli affari del petrolio dell’ex Segretario di governo
e alla sua famiglia.
Sembra uno scherzo crudele, il veivolo con cui tornava da una visita a San Luis Potosí è caduto di fronte alla Torre de Petroleos, nell’Avenida Reforma.
Per dire addio al corpo (assente) di Juan Camilo Mouriño, questa mattina è stata decretata una giornata di lutto nazionale. Con ventuno salve di cannone e cerimonie in praticamente tutti gli uffici del governo, si è reso omaggio al titolare della Segreteria di Governo, così come a Santiago Vasconcelos, ex titolare della SIEDO (Sottosegretariato di Investigazione Specializzata in Delinquenza Organizzata), organizzazione che recentemente è stata accusata di evidenti infiltrazioni del narcotraffico. La cerimonia ha reso omaggio anche agli altri 7 passeggeri dell’aereo.
Felipe Calderón però non ha detto nulla sui 14 morti e i 13 feriti gravi che ha provocato l’incidente in una delle zone più ricche della città. Le condizioni per il disastro c’erano tutte: un aereo in perfette condizioni (come ha stabilito il Segretario delle Comunicazioni, Luis Téllez), che si schianta a 300 chilometri all’ora in un quartiere residenziale non provoca piccoli incidenti. Tra questi si contano 30 macchine schiacciate, 20 bruciate e un’onda espansiva di calore che è arrivata a 1500 gradi. Nonostante questo martedì notte, nel confermare la morte del suo più importante collaboratore, il documento del Presidente si è concentrato solo sulla figura di Mouriño. E di nessun altro.
Adessi il dibattito gira intorno alle cause dell’incidente: l’ultima comunicazione del Leadjet XC-VCM non indicava alcun malfunzionamento. Comunque la discesa dell’aereo è stata del tutto irregolare e inaspettata (un aereo con problemi plana o va perdendo quota gradualmente). Come se non bastasse il primo perito che ha analizzato l’incidente ha stabilito che l’aereo aveva seguito una rotta esterna (cosa che per più di un’ora ha fatto pensare che si stesse dirigendo a Toluca). Più tardi ci si è chiesto se avessero violato i protocolli di ispezione di sicurezza di base nell’aeroporto di San Luis Potosí, prima che partisse l’aereo per Città del Messico. Nonostante questo la parola incidente è stata reiterata in quasi ogni forma. E Calderón non l’ha menzionata affatto. Cosa che lascia spazio a dubbi e teorie.
La teoria di un attentato resta ancora più fresca considerando le molteplici azioni realizzate contro Santiago Vasconcelos negli ultimi tempi: un paio di mesi fa la polizia del DF arrestò alcuni ragazzi nel sud della città con dei lanciamissili; in seguito confesarono che li avrebbero usati per assassinare Santiago Vasconcelos, per favorire un cartello di nartotrafficanti diverso da quello a cui appartenevano. In quella occasione Vasconcelos disse che si era salvato solo perché quel giorno non era andato a lavorare. Come se non bastasse, appena sono state rese pubblici i vincoli del narco con la SIEDO sono apparse varie “narco-coperte” con minacce a Santiago Vasconcelos.
Che sia o no una coincidenza, probabilmente l’epitaffio di Juan Camilo Mouriño sarà la famosa frase che ha pronunciato durante la firma dell’ultimo trattato per la sicurezza e contro il narcotraffico: “Stiamo vincendo questa guerra, anche se non si nota”.